LA STORIA

Si riserba nella memoria degli abitanti d’Arcidosso, mentre le barbare nazioni passarono alla distruzione d’Italia, fuggendo molte famiglie dalla rovinata Saturnia, Ansedonia, Roselle e Moscona; in queste, allora inabitate contrade, costruirono in diversi luoghi del contorno, dove è oggi Arcidosso tre villaggi, uno denominato Talassa, l’altro Castel Roveta e, l’ultimo Montoto: dove aumentando di popolazione accrebbero anche i bestiami di ogni sorta, per cui trovando il luogo fertilissimo, si diedero alla coltura.

Purtroppo poi gli invasori dell’Italia, dopo aver saccheggiato le coste della Toscana, decisero di andare nell’entroterra invadendo il Monte Amiata, era in quel tempo nella terra di Santa Fiora un Conte, nominato Oberto Aldobrandeschi, egli, mosso più dall’interesse che dalla pietà dei tre villaggi costruì una rocca con accanto un alta torre fortificata in un colle, che si trovava in mezzo ai tre villaggi in pericolo, costringendone poi le popolazioni a costruire le loro case all’ombra di quello che poi diventò un vero e proprio Castello, quindi, fatto consiglio, elessero Principe e protettore detto Conte e, abbandonati i tre villaggi, ampliarono il villaggio che venne poi chiamato Arcidosso (Arx-Dossum = Fortezza e Dosso).
Quindi, per tutto l’Alto Medioevo, c’era stata ad Arcidosso una doppia signoria, quella dei monaci dell’Abbazia S.Salvatore (oggi intorno c’èil paese di Abbadia S.Salvatore) e, gli Aldobrandeschi di Santa Fiora, che dalla rocca potevano facilmente imporre il loro volere sulla popolazione.
Gli abitanti, desiderosi di rendere forte e sicuro Arcidosso, incominciarono a cingere la fortezza dal lato ponente con Mura Castellane e Torri(tutte le torri tranne la Torre Maestra oggi non esistono più) e, con l’aumento della popolazione, fu eretta un’altra cinta muraria in direzione del torrente Arcidosso e, sotto ad essa in seguito fu costruito un altro cerchio di edifici, con il quale il paese ebbe termine da quella parte, perché non era possibile andare oltre, a causa del terreno molto scosceso.
Furono aperte nelle Mura due porte principali: la Porta Talassese(che esiste ancora), detta così perché portava a Talassa e, la Porta di Mezzo(che venne distrutta e al suo posto costruita la Torre dell’Orologio nel 1851, con tre aperture che fanno da accesso al paese vecchio venendo dalla parte moderna); inoltre qualche altra porta che rimaneva chiusa, quando vi era sospetto di guerra e, Arcidosso che in un documento del 1121 viene definito “Borgo”, sul finire del secolo divenne un paese importante, per popolazione e perché ben fortificato e pressoché inespugnabile.
Dal 1216 al 1251 Arcidosso era riuscito ad avere l’indipendenza dagli Aldobrandeschi, nel 1247, ci fu il primo tentativo della Repubblica di Siena di conquistare Arcidosso.
Subito dopo il trionfo di Montaperti, Siena rivolse di nuovo le sue attenzioni sull’Amiata, mandando un esercito di 4000 fanti e 500 cavalieri a cingere d’assedio la rocca di Montelaterone difeso dagli Aldobrandeschi che riuscirono a reggere l’assedio per un per un lungo periodo, solo nella notte di natale del 1260, quando i soldati erano distratti dalle armi e avevano gli animi presi dalla festa che, le truppe senesi riuscirono ad irrompere nella Rocca di Montelaterone , abbandonandosi a saccheggi e carneficine, Aldobrandino si rifugiò a Roccalbegna, mentre Oberto a Campagnatico, lì, mentre si stava per difendere, tradito dai suoi stessi soldati, fu da loro consegnato ai sicari che lo uccisero.
Preso Montelaterone, i Senesi assediarono per la seconda volta Arcidosso, la solidità delle sue Mura e delle sue Torri li fece però ben presto desistere e rivolgersi contro l’altro nemico amiatino, l’Abbazia di S.Salvatore, ma nel 1264 Arcidosso venne cinto d’assedio dalle truppe senesi per la terza volta ma acneh questa volta invano.
Nel 1272 o 1274, ci fu la divisione del ramo della famiglia Aldobrandeschi, quello tra il ramo di Sovana e quello di Santa Fiora, al Conte Aldobrandeschi di Bonifazio toccò, con molti altri paesi e castelli qanche Arcidosso.
Nel 1330, su incarico del governo senese, Guidoriccio da Fogliano, condottiero di ventura, si mosse con quattromila fanti, di cui una parte a cavallo, per attaccare i conti di Santa Fiora, cioè gli Aldobrandeschi, in quel periodo rappresentati dall’anziano padre Stefano Aldobrandeschi, che coinvolto in beghe familiari condivideva il potere decisionale della casata non solo con i figli Giovanni e Senese, ma anche con altri parenti del ramo di Sovana.

La minaccia costituita da un’armata così possente persuase subito i conti di Santa Fiora ad accettare una pace imposta, ma non ben accettata,dopo un breve periodo di tergiversazioni con Siena, i conti di Santa Fiora organizzarono una difesa passiva e lasciarono strategicamente Santa Fiora alle armate senesi, rifugiandosi con parte della propria corte (una corte sempre pronta a cambiare sede, una corte “errante”) nel castello di Arcidosso, meglio difendibile sul piano militare e grazie alle possenti mura e torri che circondavano il borgo.

Nell’aprile 1331 , l’esercito Senese guidato da Guidoriccio da Fogliano composto da 4000 fanti e 400 cavalieri, dopo aver tolto Scansano agli Aldobrandeschi attaccò Arcidosso, che si ritrovò per la quarta volta cinto d’assedio dalle truppe senesi, in quel momento, erano presenti alcuni degli Aldobrandeschi nel Castello.
Arrivarono poi rinforzi per aiutare Arcidosso 200 cavalieri, mandati da Carlo, figlio del Re Giovanni di Boemia.
Nonostante il gran numero di forze impiegate e per quell’epoca anche di potenti e moderne macchine da guerra, pur avendo sconfitto sul campo aperto i cavalieri boemi, i Senesi non riuscivano ad avere ragioni delle potenti fortificazioni del Castello e del borgo di Arcidosso.
Dopo nove mesi d’assedio(uno dei più lunghi condotti dalle truppe senesi), l’esercito senese riuscì ad entrare ad Arcidosso, alcuni dicono che ci riuscirono passando attraverso un passaggio sotterraneo, scavato dagli assedianti, altri dicono che ci fu un accordo stipulato alla fine dai due esausti contendenti, in base al quale gli Aldobrandeschi avrebbero ceduto alla Repubblica di Siena il Castello ed il territorio di Arcidosso, dietro pagamento di 10 mila fiorini d’oro e altri che semplimente avevano distrutto le mura ed erano penetrati nel paese.
Un conte degli Aldobrandeschi al momento della resa era ancora presente nel castello di Arcidosso, e pertanto l’atto di sottomissione, con la consegna pacifica di Castel del Piano a Guidoriccio, è del tutto verosimile e compatibile con la cronologia e gli avvenimenti storici,questa stessa interpretazione è stata ricostruita e riproposta pittoricamente nella saletta preconsiliare del Municipio di Castel del Piano in un affresco-riproduzione che segna fedelmente, ed in modo esemplare, le considerazioni storiche e iconografiche che hanno fatto seguito alla scoperta del 1980. Ne sono autori i due artisti emiliani William Tode e Paul Angel, studiosi peraltro di arte medioevale.
Arcidosso entrò così a far parte della Repubblica di Siena insieme agli altri borghi dell’Amiata, andando a formare insieme alla Maremma via via strappata agli Aldobrandeschi la “Provincia Inferiore”(attuale Provincia di Grosseto).
Passarono gli anni e, nel 1555 le truppe spagnole e della Repubblica di Firenze comandate da Cosimo dè Medici entrarono vittoriosi a Siena, Arcidosso e Montelaterone si schierarono con l’esercito rimasto della morente Repubblica di Siena, che resistettero con Montalcino fino al 1559, la presenza del dominio di Firenze è presente in alcuni punti tra cui sulla Porta Castello con lo scudo con “sei palle” rosse (in araldica si chiamano “bisanti”) in campo d’ oro di Lorenzo il Magnifico.
Passò qualche secolo e nel ‘700 venne distrutta la torre accanto al Castello e venne costruito l’attuale edificio dove c’è la sede della banda folkloristica.
Nel 1851, la Porta di Mezzo venne rialzata e venne costruita l’attuale Torre dell’Orologio, oggi infatti si chiama Porta dell’Orologio.
Poco prima dell’Unità d’Italia, la popolazione di Arcidosso e del suo Comune arrivò a contare oltre 12 mila abitanti, a quel tempo il doppio di quelli residenti a Grosseto.